martedì 15 giugno 2010

Richard Matheson

La casa spiritata e/o maledetta che poi in infinite versioni letterarie e cinematografiche (a buon mercato) offrirà il fianco a tutti i luoghi comuni e ai cliché (del genere) qui parte da un assunto che è persino filosofico. L'incipit e la breve introduzione iniziale, che in realtà è a tutti gli effetti un prologo, non vanno dimenticati, anche se sembrano corpi estranei al romanzo vero e proprio. Con Richard Matheson, però, certi dettagli che sembrano fuori posto sono invece funzionali a entrare nella storia perché, come in questo caso, non c'è posto migliore di una casa infestata da fantasmi per scoprire la differenza tra vita e morte o meglio tra non vita e non morte. Una sorta di limbo, una terra di nessuno o meglio un purgatorio, vista la caratteristica ferocemente peccaminosa degli spettri che non riescono ad andarsene. La trama, che in altri mani finirebbe qui, con Richard Matheson diventa invece una tela, comunque già molto fitta, su cui aggiungerci pennellate di colore intenso. L'interplay tra i quattro personaggi principali (ectoplasma del padrone di casa escluso) sembra fatto apposta per far emergere con determinazione i caratteri e la loro rivoluzione nel corso della storia: l'atteggiamento scettico e razionale a tutti i costi dello scienziato diventa, paradossalmente, illogico davanti alle evidenti deformazioni del tempo, dello spazio e della natura umana; l'indole mite, remissiva, quasi innocente della moglie (l'unica a entrare nella casa per caso) diveniva via via risolutiva; le posizioni religiose di uno dei due medium sembrano all'inizio una fonte di forza, ma piano piano diventano sempre più ricettive nei confronti degli animal spirits della casa, proprio per la loro natura evocativa; e infine, la solitudine del medium che torna nella casa, che sa già a cosa va incontro, è la solitudine di tutti quanti. Forse anche del fantasma che è relegato tra quelle mura dense di depravazioni, devastazioni, omicidi e cannibalismi. Questi contrasti, tra uomini e donne, vita e morte, giorno e notte, fede e scienza sono l'elemento che supera il carattere fantastico della storia e ne costituiscono l'architettura portante. Sono molti gli elementi scientifici, per esempio, che Matheson dissemina ma non a giustificare la storia, quanto piuttosto proprio a aumentare le differenze, a muovere e a movimentare i personaggi, a alzare i toni e il ritmo. Anche tra gli spiriti c'è uno scontro violento (o forse no) ma questo tocca al lettore scoprirlo: La casa d'inferno è una riflessione tra dentro e fuori, tra fede (in senso molto lato e non solo religioso) e scetticismo, non è solo un luogo, popolato di fantasmi o di energia residua (a seconda dei punti di vista) e che ha qualche affinità con l'Overlook Hotel di Shining (Stephen King ha sempre detto che Richard Matheson è stato uno dei suoi maestri) una fabbrica di brividi, ma anche (e soprattutto) uno snodo claustrofobico che racconta le meraviglie e gli orrori della mente, dell'immaginazione e dei suoi parti, che sono sempre travagliati.

 

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